Posso essere amico di mio figlio?
I genitori non dovrebbero essere amici dei propri figli. Avete mai sentito questo monito? Lo sento ripetere in diversi contesti e mi rendo conto ogni volta di quanto l'amicizia venga equiparata a un atteggiamento «da compagni» e a una mentalità lassista.
Finché i genitori continuano a fornire un punto di riferimento e ad assumersi le proprie responsabilità, i momenti di amicizia possono rafforzare il rapporto.
Se però partiamo da una concezione più matura dell'amicizia, tali aspetti trovano sicuramente spazio e hanno la loro ragion d'essere in un rapporto genitore-figlio. In questo contesto vale quanto segue: fintanto che i genitori continuano a fornire un punto di riferimento e ad assumersi le proprie responsabilità, i momenti di amicizia possono rafforzare il rapporto.
Possiamo immaginare le relazioni – in modo un po’ poco romantico – come un conto su cui vengono effettuati continuamente versamenti più o meno consistenti, ma dal quale vengono anche prelevati importi. Un sorriso, un abbraccio, uno sguardo affettuoso, un ascolto sincero o un bel momento vissuto insieme: tutto ciò rafforza la relazione e va ad arricchire questo conto.
Le critiche, i rimproveri, i richiami impazienti sui compiti, i commenti sprezzanti sulla sua youtuber preferita o i sbuffi infastiditi e gli occhi al cielo, invece, hanno l'effetto di una detrazione.
I momenti di affetto con il bambino, in cui ridiamo insieme, giochiamo una partita a «Mario Kart» o parliamo di un argomento senza giudicare né dare lezioni, ci aiutano a ricaricare continuamente questo «conto relazionale».
La vicinanza rafforza l'autorevolezza
Molti adulti temono ancora che un eccesso di vicinanza possa minare l'autorità genitoriale . La vera autorità, però, non si basa sulla distanza o sulla paura, bensì sulla fiducia. I bambini, ma soprattutto gli adolescenti, si lasciano guidare più volentieri dai genitori quando si rendono conto che questa persona difende le proprie opinioni, a cui tiene, e nutre delle aspettative nei loro confronti – ma si interessa a loro, anzi, ci si può persino divertire insieme.
Sono soprattutto i momenti in cui un bambino trascorre del tempo da solo con uno dei genitori – durante un'escursione, una battuta di pesca o un campeggio, mentre fanno insieme lavoretti manuali o cucito, quando restano svegli un po’ più a lungo per guardare un film avvincente, mentre scherzano, osservano un animale o provano un nuovo sport – a rafforzare il legame. Creano vicinanza e fiducia e spesso rendono più facile affrontare le preoccupazioni, discutere di comportamenti problematici o, di tanto in tanto, chiedere qualcosa al bambino.
I momenti di amicizia favoriscono il relax
Mi capita spesso di incontrare genitori che considerano l'educazione dei figli un compito incredibilmente faticoso: assicurarsi che il bambino si alzi, faccia colazione come si deve, si prepari un pranzo al sacco sano, metta il piatto nel lavello da solo, esca di casa in orario, saluti educatamente, faccia i compiti, non passi troppo tempo davanti alla TV o al cellulare – tutto questo è un lavoro massacrante, giorno dopo giorno.
A volte si instaura così un rapporto che consiste quasi esclusivamente in tentativi di influenzarsi a vicenda: genitori e figli hanno in mente obiettivi diversi e ciascuno cerca di imporsi. Si danno continuamente istruzioni, si commenta il comportamento dell'altro, si ricordano le regole, si fa appello ai valori o si minaccia di conseguenze.
Il legame tra genitori e figlio non è un aspetto problematico, bensì un fattore protettivo.
Il problema è che più spesso questi tentativi si ripetono nel corso della giornata, meno efficaci diventano. Il che, a sua volta, porta a ricorrervi ancora più spesso. Alcuni bambini o adolescenti, col passare del tempo, smettono di prestare attenzione o reagiscono quasi d'istinto con resistenza praticamente a tutto ciò che dicono i loro genitori.
I momenti di amicizia possono fare miracoli proprio in questi casi. Non a caso, in queste situazioni gli psicoterapeuti spesso raccomandano ai genitori di dedicare un periodo di tempo prestabilito al gioco, durante il quale gli adulti si lasciano coinvolgere nel gioco del bambino e rinunciano, per un'ora alla settimana, a qualsiasi tentativo di educazione. Una cosa che per alcuni genitori risulta incredibilmente difficile.
Se ci si riesce, però, si osserva spesso che i bambini tornano ad essere più disponibili, tendono a rispettare gli accordi, oppongono meno resistenza e sono più disposti al dialogo.
Oggi genitori e figli si sentono più vicini rispetto al passato
Allo stesso tempo, per molti genitori è rilassante non dover rimanere sempre e solo nel proprio ruolo di «genitori» e non dover funzionare solo in quel modo, ma scoprire che con i propri figli possono anche lasciarsi andare ogni tanto, godersi i momenti, ridere e vivere insieme avventure e spensieratezza. In questo contesto, possiamo tranquillamente essere un po’ egoisti e chiederci: cosa mi piace fare? Cosa mi aiuta a ricaricare le batterie? Cosa ci diverte entrambi? Invece di chiederci: «È un'attività sensata e utile per lo sviluppo di mio figlio?»
Proprio i giovani, al giorno d'oggi, riferiscono spesso di una maggiore vicinanza e legami più stretti con i propri genitori. Questo aspetto viene talvolta considerato problematico dai media, secondo cui i giovani avrebbero così troppo poche frizioni, non riuscirebbero a staccarsi dai genitori e non diventerebbero autonomi.
La situazione diventa problematica quando i genitori scaricano le proprie responsabilità sul bambino, rinunciano ai limiti necessari per mantenere la pace e cercano innanzitutto di compiacerlo.
Se però analizziamo la questione in modo più approfondito e ci distacchiamo da idee semplicistiche e confronti tra il passato e il presente, ci rendiamo conto che le relazioni sono complesse e il ruolo dei genitori è sfaccettato. La vicinanza, in questo contesto, non è un aspetto problematico, ma un fattore protettivo. Gli adolescenti che si sentono amati, considerati e apprezzati dai propri genitori hanno meno problemi rispetto agli altri!
Ciò vale soprattutto quando i genitori non solo riescono a instaurare un rapporto di vicinanza, ma hanno anche fiducia nei propri figli e adolescenti, concedono loro spazio di libertà, affidano loro delle responsabilità e non esitano a mantenere i propri limiti e ad affrontare i problemi.
Il problema non sono i momenti di tensione tra genitori e figlio, bensì il fatto che i genitori cerchino nei figli conforto, conferma e lealtà come se fossero coetanei, scarichino le responsabilità sul bambino, rinuncino ai limiti necessari per mantenere la pace e cerchino innanzitutto di compiacerlo.





