La classe guarda verso di lui. Julian è in piedi accanto alla lavagna, il cuore gli batte forte, ha la bocca secca. Tra poco dovrà tenere la sua relazione sugli impianti di depurazione. Allora si ricorda ciò che ha provato a casa: «Immagina di essere un potente T-Rex. È così che si va avanti», gli ha consigliato suo padre.
Julian alza la testa, si raddrizza, sente la forza nelle gambe e fa un respiro profondo nel suo muscoloso petto da dinosauro prima di iniziare a parlare. Non è perfetto, ma ha una bella presenza. Quello che Julian sta vivendo questa mattina è un'esperienza che molti bambini conoscono bene. Che si tratti di una relazione, della recita di una poesia o di alzare la mano per intervenire: parlare davanti agli altri è una delle prove di coraggio più grandi degli anni scolastici.
Sebbene oggi queste situazioni comunicative vengano già esercitate nelle classi inferiori, non per questo sono affatto facili. Alcuni bambini amano stare al centro dell'attenzione, altri preferiscono osservare in silenzio. Il temperamento, lo sviluppo del linguaggio e le esperienze precedenti giocano un ruolo fondamentale in questo contesto.
Cosa possono fare i genitori se il proprio figlio o la propria figlia ha difficoltà a esprimersi oralmente, se il solo pensiero di una relazione o di una presentazione di un libro fa spuntare gocce di sudore sulla fronte? Questi consigli tratti dall'allenamento vocale e di dizione sono utili anche per gli studenti:
1. Riformulare il sentimento
Il nervosismo da palcoscenico non è un difetto, ma un segnale d'allarme del corpo che ci prepara ad affrontare una situazione importante. Il cuore batte forte, le mani sudano, il polso accelera; proprio come prima di salire sulle montagne russe. I genitori possono aiutare il proprio figlio a inquadrare in modo diverso questa eccitazione: «La sensazione che provi ora è la stessa che provano le persone prima di salire su un grande ottovolante. Altri pagano il biglietto proprio per provare questo brivido.»
Chi dà più importanza al contenuto che a se stesso, diventa automaticamente più sereno.
Chi cerca di reprimere il nervosismo non fa altro che alimentarlo. È come quando si rimane svegli la notte: più ci si sforza di addormentarsi, più ci si sente svegli. Quando i bambini imparano a considerare l'eccitazione fisica non come un nemico, ma come una fonte di energia, la tensione si trasforma in concentrazione.
2. Utilizzare il corpo come alleato
L'agitazione è inevitabile, ma è possibile controllarla fisicamente. A tal fine, i bambini non hanno bisogno di esercizi complicati, ma solo di immagini che infondano forza. «Immagina di essere un potente T-Rex. È così che ti avvicini alla lavagna.» Questa semplice immaginazione basta a modificare la postura e la respirazione. Le spalle si tirano indietro, lo sguardo si alza, la voce acquista spazio.
Anche la musica può essere d'aiuto: basta avere in mente una canzone che dia energia – come «Unstoppable» di Sia o «Let It Go» dal film Disney «Frozen» – e il cammino verso il futuro diventa qualcosa che si plasma attivamente, non qualcosa che ci capita. Questi piccoli trucchi di embodiment aiutano il bambino a uscire dalla spirale della paura. Perché chi si sente forte non pensa più solo a parlare; lo vive.
3. Cambiare prospettiva
Molti bambini vivono le presentazioni come un momento di valutazione: cosa pensano gli altri di me? Come suona la mia voce? Ho un aspetto strano? Ma una presentazione non è un concorso di bellezza. È un servizio reso alla classe. Non si tratta di chiedersi: «Che impressione faccio?», bensì: «Cosa potrebbe interessare agli altri del mio argomento?»
Questo piccolo cambiamento di prospettiva – dall'introspezione all'attenzione verso il pubblico – allevia la tensione e la sostituisce con un senso di significato. Chi dà più importanza al contenuto che a se stesso, acquista automaticamente maggiore serenità.
Come i genitori possono incoraggiare i figli a parlare con coraggio nella vita di tutti i giorni
Il coraggio di parlare non nasce dai corsi di retorica, ma da tanti piccoli momenti in cui i bambini si rendono conto: posso farmi vedere. Una telefonata al dentista per fissare un appuntamento di controllo. Una battuta durante una cena in famiglia. Un trucco di magia davanti agli invitati alla festa di compleanno. Tutto ciò che richiede attenzione rafforza la fiducia in se stessi.
E nella vita di tutti i giorni le occasioni non mancano: al ristorante un bambino dovrebbe poter ordinare da solo, anche se ci vuole un po’ più di tempo. Oppure, in un negozio, può chiedere dove si trova un prodotto. A volte basta andare a ritirare i biglietti alla biglietteria del cinema o fare l'ordine in gelateria. Queste situazioni possono sembrare banali, ma insegnano ai bambini che quando si esprime un desiderio, ne deriva qualcosa di positivo.
È importante, però, non sovraccaricare i bambini. Alcuni bambini sono così timidi che anche le situazioni di comunicazione più semplici possono risultare troppo impegnative per loro. In questi casi non servono le parole di incoraggiamento, ma piuttosto un po’ di sollievo, umorismo e sicurezza. Il coraggio non nasce dalla pressione, ma dalla fiducia.
Spesso l'inibizione non deriva affatto dal parlare in sé, ma dal fatto che i bambini si sentono a disagio a contatto con gli estranei. Non sanno cosa li aspetta e quindi preferiscono tirarsi indietro. Se gli adulti prendono sul serio queste insicurezze, esse perdono la loro natura minacciosa.
Più spesso un bambino si rende conto che la sua voce conta, più gli viene naturale esprimersi.
Invece di dire: «Ma ordina finalmente il tuo gelato da solo!», si può fare pratica insieme in modo giocoso. I giochi di ruolo creano uno spazio protetto in cui il bambino può mettersi alla prova. A volte basta semplicemente andare insieme in gelateria la prima volta, per poi provare a fare un cenno con la testa o a dire un breve «grazie» la volta successiva. Con ogni piccolo passo cresce la sicurezza e parlare diventa un po’ più naturale.
Giochi di conversazione come «Tabu», «Montagsmaler» o «Chi sono?» aiutano a sviluppare la capacità di esprimersi spontaneamente davanti agli altri. Lodate il coraggio, non solo il risultato. E non esitate a raccontare anche della vostra agitazione: questo infonde coraggio a livello di pari. Più spesso i bambini sperimentano che la loro voce conta, più parlare diventa naturale.
Alla fine ciò che conta è l'esperienza, non la perfezione
Il coraggio non nasce dalle parole di incoraggiamento, ma dalla ripetizione. Chi ha sperimentato almeno una volta di poter parlare anche se le ginocchia tremano, porta con sé questa sensazione in ogni nuova situazione. Perché la fiducia in se stessi non cresce quando tutto va per il meglio. Cresce quando ci rendiamo conto: «Ce la faccio. E ho qualcosa da dire».
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