La scelta di un percorso formativo adeguato non parte dai profili professionali o dagli annunci di lavoro, ma da se stessi. Chi sa cosa gli interessa, cosa è importante per lui e in quali situazioni si sente a proprio agio, ha un vantaggio decisivo.
Proprio per gli adolescenti, questa ricerca di sé rappresenta spesso l'ostacolo maggiore nel percorso verso il mondo del lavoro, poiché questa fase della vita è caratterizzata da profondi cambiamenti, nel pieno del passaggio dall'infanzia all'età adulta.
Un buon punto di partenza per orientarsi nella scelta professionale è riflettere sulla propria vita quotidiana.
Si sviluppa la propria identità e si cerca il proprio posto nella società; si sperimentano diversi ruoli e si mettono in discussione i valori. Allo stesso tempo, cambiano le amicizie, le aspettative e le prospettive per il futuro. Non sorprende quindi che non sia possibile rispondere immediatamente e con chiarezza alla domanda su quale sia la professione più adatta.
Ho un approccio pratico? Preferisco lavorare da solo?
Un buon punto di partenza per la scelta della professione è quindi riflettere sulla propria vita quotidiana. Spesso non sono i grandi progetti di vita, ma le piccole osservazioni a fornire gli indizi migliori: quali argomenti mi interessano particolarmente in questo momento? In cosa mi immergo a tal punto da dimenticare tutto il resto? Quali compiti svolgo con riluttanza e quali mi vengono naturali?

Anche il proprio modo di studiare e di lavorare fornisce indicazioni importanti. Mi sento più a mio agio quando lavoro da solo o quando interagisco con gli altri? Mi piacciono le attività pratiche o mi vengono più naturali i contenuti linguistici e teorici? E ci sono luoghi o ambienti in cui riesco a concentrarmi o a rilassarmi particolarmente bene?
Queste riflessioni aiutano a individuare i primi orientamenti, senza lasciarsi influenzare fin da subito da specifici profili professionali. Si tratta innanzitutto di sviluppare un'idea di quali attività potrebbero essere adatte a noi e quali invece meno.
- Su quali argomenti ho cercato informazioni di recente?
- Di cosa ne so così tanto da poter dare informazioni agli altri?
- In quale attività mi dimentico del tempo che passa?
- Perché devo sforzarmi di farlo e sono contento quando finalmente l'ho superato?
- Preferisco risolvere i compiti da solo o con gli altri?
- Metto in pratica le mie conoscenze linguistiche?
- Mi piace lavorare con le mani?
- In quale posto mi sento più a mio agio?
Coniugare interessi e capacità
È del tutto possibile che in questo modo emergano interessi e capacità affini. Chi riesce a concentrarsi bene potrebbe essere portato per compiti di tipo analitico. Chi ama spiegare, ascoltare o collaborare con gli altri spesso possiede doti sociali o comunicative. Queste correlazioni non sono rigide, ma forniscono indicazioni preziose su quali attività potrebbero essere fonte di soddisfazione nella vita professionale.
Oltre alle preferenze personali, anche i fattori esterni hanno un ruolo importante. I risultati scolastici influenzano molti percorsi formativi. Chi ha difficoltà in una materia può scegliere se lavorarci in modo mirato oppure cercare consapevolmente alternative in cui contino altre competenze. Altrettanto utile è l'esperienza pratica.
I tirocini di prova o le brevi esperienze di orientamento in diverse professioni consentono di rendersi subito conto di com'è realmente la quotidianità lavorativa. Spesso si scopre che la realtà è diversa da come la si immaginava. Alcuni scoprono così nuovi interessi, altri si rendono conto che una professione non fa per loro. Entrambe le cose sono preziose, perché ogni esperienza contribuisce a delineare un po’ meglio l'immagine che si ha di sé stessi.







