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La felicità come materia scolastica: come funziona?

Tempo di lettura: 3 min
Si fa sempre più forte la richiesta di introdurre la felicità come materia scolastica. Il Centro di formazione tecnica di Frauenfeld (TG) l'ha messa in pratica.
Testo: Virginia Nolan

Foto: Mara Truog / 13 Photo

«Ma questa è una specie di psicoterapia?» Quando Patrick Schmitt, insegnante presso il Centro di formazione tecnica (BZT) di Frauenfeld, accoglie i nuovi studenti, questi rimangono stupiti, spesso anche insicuri o diffidenti: la felicità come materia scolastica – può funzionare? È possibile imparare i sentimenti positivi come si impara la tabellina, proprio in quel luogo in cui spesso vengono trascurati?

Il BZT è una delle prime scuole in Svizzera ad aver inserito la «felicità» nel programma scolastico. Nell'ambito del percorso di transizione rivolto ai giovani che, al termine della scuola dell'obbligo, non hanno ancora trovato una soluzione per il futuro, Schmitt insegna «Felicità e resilienza» dal 2021.

La felicità come materia scolastica: l'insegnante Patrick Schmitt
«Da noi i giovani devono acquisire gli strumenti che li aiutino a prendere in mano la propria vita», afferma l'insegnante Patrick Schmitt.

Rafforzare l'autostima e la capacità di lavorare in gruppo

«La felicità di per sé è un concetto piuttosto astratto, che interpretiamo in modi diversi», afferma Schmitt. «Inoltre, qui non si tratta solo di sentirsi bene. I giovani dovrebbero piuttosto acquisire gli strumenti che li aiutino a prendere in mano la propria vita.» È qui che entra in gioco la resilienza, quella forza interiore che ci permette di mantenere o ritrovare la fiducia in noi stessi anche quando la felicità ci mette i bastoni tra le ruote.

In questo modo, nelle 72 lezioni con Schmitt, i giovani hanno l'opportunità di esercitarsi in abilità che i ricercatori considerano fondamentali per il nostro benessere psicologico a lungo termine. Secondo Schmitt, tra queste figurano l'autocontrollo o la capacità di lavorare in gruppo, ma soprattutto la consapevolezza dei propri punti di forza e dei propri valori: «Chi sono, cosa è importante per me? Come e dove posso mettere in luce ciò che mi contraddistingue?»

Nel corso sulla felicità tenuto da Schmitt, i giovani affrontano questo tipo di domande in contesti molto diversi tra loro: dalla riflessione e dai lavori di gruppo agli esercizi pratici, fino ai progetti creativi.

Temi che riguardano direttamente i giovani

Mentre nel primo semestre l'obiettivo principale è quello di affinare la consapevolezza dei propri punti di forza e dei propri valori, nel secondo semestre il programma prevede temi quali la gratitudine, il processo decisionale, la procrastinazione – ovvero il continuo rimandare i compiti – o la gestione delle emozioni difficili e dei cambiamenti.

La felicità come materia scolastica non è fine a se stessa: deve basarsi su dati scientifici affinché possa davvero apportare benefici ai giovani.

Patrick Schmitt, insegnante

«Ogni volta che è possibile, parto da temi che riguardano direttamente i giovani», afferma Schmitt. «Solo così si riesce a trasferire quanto appreso nella loro vita quotidiana.» Per le sue lezioni, Schmitt attinge a un ampio repertorio di metodi tratti dalla ricerca sulla felicità e sulla resilienza, dalla psicologia positiva e dalla formazione sulla personalità. Inoltre, mette a frutto la sua pluriennale esperienza come clown sanitario qualificato, che accompagna malati e morenti.

Se la felicità deve diventare materia scolastica, non deve essere un semplice evento di benessere, ne è convinto Schmitt: «La felicità come materia scolastica non è fine a se stessa: deve basarsi su dati scientifici affinché possa davvero apportare qualcosa ai giovani».

Questo testo è stato pubblicato originariamente in lingua tedesca ed è stato tradotto automaticamente con l'ausilio dell'intelligenza artificiale. Vi preghiamo di segnalarci eventuali errori o ambiguità nel testo: feedback@fritzundfraenzi.ch